Dal 3 agosto 2026 entreranno in applicazione nuove regole che potrebbero cambiare radicalmente il modo in cui affrontiamo molte riqualificazioni energetiche.
Il punto è semplice, ma spesso sottovalutato:
anche un intervento apparentemente “solo edilizio”, come un cappotto, potrebbe trascinare con sé un obbligo impiantistico.
Questo effetto nasce dai nuovi requisiti FER introdotti dal D.Lgs. 9 gennaio 2026, n. 5, attuativo della direttiva RED III, che modifica l’Allegato III del D.Lgs. 199/2021.
Cosa cambia: obbligo FER anche nelle ristrutturazioni di secondo livello
La novità più rilevante riguarda le ristrutturazioni importanti di secondo livello.
Dal 2026 sarà previsto:
- un obbligo di copertura tramite fonti rinnovabili pari al
15% della somma dei fabbisogni di climatizzazione invernale + estiva - e un ulteriore obbligo di installazione fotovoltaica pari a:
0,025 · S kW
dove S è la superficie utile dell’edificio
Attenzione: il calcolo esclude l’ACS, quindi il requisito riguarda solo riscaldamento e raffrescamento.
Quando un intervento è “secondo livello”?
Una ristrutturazione importante di secondo livello è definita come un intervento che interessa più del 25% della superficie disperdente lorda dell’involucro
Esempi tipici:
- cappotto termico su oltre il 25% della facciata
- sostituzione serramenti + isolamento sottotetto
- interventi estesi sull’involucro senza rifacimento completo dell’impianto
Ed è proprio qui che nasce il problema: spesso questi interventi vengono pensati come “step graduali”, senza toccare l’impianto esistente.
L’effetto collaterale: l’involucro trascina l’impianto
Il nuovo vincolo introduce un paradosso tecnico: migliorare l’involucro potrebbe obbligare comunque a intervenire sugli impianti.
Anche se:
- l’impianto è funzionante
- il budget non lo prevedeva
- il committente voleva solo “fare il cappotto”
Il rischio concreto è che molte riqualificazioni parziali diventino più complesse e costose.
Perché raggiungere il 15% può essere difficile
1. Generatore fossile + solare termico: spesso non basta
Se l’edificio è servito da una caldaia tradizionale, raggiungere la quota FER richiesta solo con solare termico è molto difficile.
Anche perché:
- l’ACS non rientra nel conteggio
- resta comunque obbligatorio il fotovoltaico
2. Pompa di calore: soluzione ottimale, ma non sempre immediata
Pompa di calore + fotovoltaico è spesso la strada più coerente.
Ma richiede condizioni tecniche precise:
- involucro adeguatamente isolato
- terminali a bassa temperatura
- spazio per unità esterne e accumuli
- sostenibilità economica dell’intervento
Nei condomini o negli impianti autonomi, la gestione può diventare ancora più delicata.
Una riflessione finale: serve progettazione integrata, non interventi a compartimenti
Il nuovo obbligo del 15% rischia di rendere meno accessibili proprio gli interventi sull’involucro che rappresentano il primo passo verso edifici più efficienti.
Il messaggio è chiaro:
non possiamo più progettare involucro e impianti come due mondi separati.
Dal 2026, anche una riqualificazione parziale richiederà:
- analisi energetica completa
- valutazione impiantistica preliminare
- strategia FER coerente
- verifiche normative già in fase di concept
Perché la transizione energetica non si gioca sull’etichetta “rinnovabile”, ma sull’equilibrio progettato tra involucro, impianto e gestione reale.
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Ingegnere Civile e Ambientale
Ingegnere, Consulente Energetico CasaClima® ed Esperto in Edilizia Sostenibile certificata UNI CEI EN ISO/IEC 17024. Tecnico Ufficiale Biosafe®, Partner Specializzato Minergie e Operatore Termografico di 2° livello UNI EN ISO 9712:2012, si occupa di progettazione energetica e impiantistica, diagnosi energetiche e definizione dei dettagli costruttivi ad alte prestazioni. Integra gli standard CasaClima, Minergie e Biosafe nella valutazione di involucro, comfort e salubrità, con un approccio tecnico rigoroso orientato alla qualità reale degli edifici e alla sostenibilità dei materiali.
