Dal 3 giugno 2026 il decreto requisiti minimi 2025 entra in vigore con nuove regole per la verifica dell’involucro edilizio. Il DM 28 ottobre 2025 non aggiorna soltanto i valori limite: ridisegna la logica stessa delle verifiche, introducendo 3 livelli progressivi — Usc, Umed e H’T — calibrati sulla complessità dell’intervento.
Per chi progetta, questa non è una novità amministrativa. È un cambio di metodo che riguarda nuove costruzioni, ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche. Analizziamo cosa cambia concretamente e cosa bisogna sapere prima di avviare un cantiere dopo il 3 giugno 2026.
Cosa cambia con il decreto requisiti minimi 2025
Il principio centrale del DM 28.10.2025 è proporzionalità: più è profondo l’intervento, più approfondita deve essere la verifica sull’involucro edilizio. Le categorie di intervento restano quelle già definite dal DM 26 giugno 2015 — nuova costruzione, ristrutturazione importante di 1° e 2° livello, riqualificazione energetica, ampliamenti — ma il sistema delle verifiche associate a ciascuna di esse viene completamente ridefinito.
I 3 livelli introdotti dal nuovo decreto sono:
- Usc — trasmittanza della sezione corrente (verifica della stratigrafia)
- Umed — trasmittanza media, comprensiva dei ponti termici
- H’T — coefficiente globale di scambio termico dell’intero involucro
Non sono alternative tra loro: sono livelli progressivi. Si parte dal più semplice e si arriva al più completo in funzione del tipo di intervento edilizio.
Usc: la verifica della stratigrafia
La trasmittanza della sezione corrente Usc è il livello base di verifica dell’involucro edilizio. Considera esclusivamente la composizione degli strati dell’elemento costruttivo — parete, solaio, copertura — senza includere ponti termici o discontinuità. Il calcolo si basa sulla somma delle resistenze termiche dei singoli strati secondo la UNI EN ISO 6946:2018, comprensive delle resistenze superficiali interna ed esterna.
Si applica a:
- riqualificazioni energetiche
- ristrutturazioni importanti di secondo livello (in combinazione con Umed)
È la verifica più immediata, ma anche la più parziale: analizzare solo la stratigrafia significa ignorare i punti deboli dell’edificio reale, dove il calore sfugge attraverso le discontinuità geometriche e strutturali. Per questo, al crescere della complessità dell’intervento, si entra nel livello successivo.
Umed: i ponti termici entrano nel calcolo
La trasmittanza media Umed era già presente nel DM 26.06.2015, ma il decreto requisiti minimi 2025 introduce una novità sostanziale: i valori limite da rispettare incorporano al loro interno i ponti termici tabellari. Non è più possibile calcolare la sola stratigrafia corrente e trascurare le dispersioni nei nodi costruttivi.
Questo parametro si applica alle ristrutturazioni importanti di secondo livello e offre una lettura più fedele alla realtà costruttiva, dove giunti, cassonetti e spalle dei serramenti possono rappresentare una quota non trascurabile delle dispersioni termiche totali.
I ponti termici nell’edificio di riferimento: la novità della Tabella 5-bis
Una delle innovazioni più rilevanti del DM 28.10.2025 riguarda l’edificio di riferimento: i ponti termici compaiono ora esplicitamente anche nel modello virtuale di confronto, attraverso valori tabellari di trasmittanza lineica contenuti nella Tabella 5-bis dell’Appendice B.
La regola operativa è precisa: se un ponte termico appartiene a una di queste tipologie, viene inserito sia nel modello dell’edificio reale sia in quello di riferimento. Se invece si tratta di una tipologia non tabellata, compare solo nel modello reale — con impatto diretto sui limiti da rispettare e sull’esito della verifica.
La modellazione dei ponti termici diventa quindi un passaggio non più trascurabile nemmeno per le ristrutturazioni di secondo livello.
H’T: il coefficiente globale di scambio termico dell’involucro
Il coefficiente globale di scambio termico H’T è la verifica più avanzata prevista dal decreto requisiti minimi 2025. Si applica ai casi più complessi: nuove costruzioni e ristrutturazioni importanti di primo livello.
A differenza di Usc e Umed — che analizzano singoli componenti — H’T esprime la media pesata delle trasmittanze dell’intero involucro, includendo componenti opache e trasparenti e tenendo conto della geometria complessiva dell’edificio. Due edifici con le stesse pareti possono avere H’T molto diversi se differiscono per proporzioni, numero di aperture o esposizione.
A questa verifica si affiancano obbligatoriamente anche i fabbisogni energetici: EPH,nd per il riscaldamento e EPc,nd per il raffrescamento. La progettazione integrata tra involucro e impianti non è più una scelta metodologica: è un requisito normativo.
Schema operativo: quale verifica per quale intervento
| Tipo di intervento | Verifiche richieste |
|---|---|
| Riqualificazione energetica | Usc |
| Ristrutturazione importante di II livello | Usc + Umed |
| Ristrutturazione importante di I livello | H’T + EPH,nd + EPc,nd |
| Nuova costruzione / demolizione e ricostruzione | H’T + EPH,nd + EPc,nd |
Rinnovabili obbligatorie: l’impatto del D.Lgs. 5/2026
Dal 3 giugno 2026 la progettazione deve tenere conto anche del recepimento della Direttiva RED III attraverso il Decreto Legislativo 5/2026. Per le ristrutturazioni importanti di secondo livello, è previsto l’obbligo di coprire almeno il 15% del fabbisogno di energia primaria per riscaldamento e raffrescamento con fonti rinnovabili, con l’integrazione di sistemi per la produzione di energia — tra cui impianti fotovoltaici.
Questo significa che anche per gli interventi parziali sull’involucro, non è sufficiente agire sui soli componenti opachi o trasparenti: la progettazione deve considerare il sistema edificio-impianto nella sua interezza fin dalle prime fasi.
Cosa fare prima del 3 giugno 2026: check operativo
- Classificare correttamente l’intervento. La categoria — riqualificazione, ristrutturazione di I o II livello, nuova costruzione — determina l’intero percorso di verifica. Un errore di classificazione comporta verifiche insufficienti o oneri progettuali non dovuti.
- Aggiornare la modellazione dei ponti termici. Con il decreto requisiti minimi 2025, i ponti termici entrano nell’edificio di riferimento. I valori tabellari della Tabella 5-bis devono essere integrati nelle procedure di calcolo già per gli interventi di secondo livello.
- Verificare l’integrazione con le fonti rinnovabili. Per le ristrutturazioni di secondo livello, la soglia del 15% da FER non è opzionale. Va valutata in fase di progetto, non aggiunta a posteriori.
Conclusioni
Il decreto requisiti minimi 2025 introduce un sistema di verifiche sull’involucro edilizio più strutturato e più esigente rispetto al DM 26 giugno 2015. La direzione è inequivocabile: la qualità energetica dell’edificio non si misura più componente per componente, ma come risultato di un sistema integrato in cui involucro, ponti termici, geometria e impianti interagiscono.
Seguiamo da vicino l’evoluzione del quadro normativo — DM 28.10.2025, Direttiva EPBD, RED III — per integrarlo direttamente nella progettazione energetica. Se stai avviando una ristrutturazione o una nuova costruzione, contattaci per una valutazione preliminare.
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Ingegnere Civile e Ambientale
Ingegnere, Consulente Energetico CasaClima® ed Esperto in Edilizia Sostenibile certificata UNI CEI EN ISO/IEC 17024. Tecnico Ufficiale Biosafe®, Partner Specializzato Minergie e Operatore Termografico di 2° livello UNI EN ISO 9712:2012, si occupa di progettazione energetica e impiantistica, diagnosi energetiche e definizione dei dettagli costruttivi ad alte prestazioni. Integra gli standard CasaClima, Minergie e Biosafe nella valutazione di involucro, comfort e salubrità, con un approccio tecnico rigoroso orientato alla qualità reale degli edifici e alla sostenibilità dei materiali.
